Sarah Scazzi, ad incastrare Sabrina sono le sue bugie

C’è grande confusione ed ancora grande mistero attorno alla morte della piccola Sarah Scazzi, la quindicenne di Avetrana uccisa lo scorso 26 novembre in circostanze ancora tutte da chiarire e che vede in carcere, con l’accusa di omicidio, la cugina Sabrina Misseri e la zia, Cosima Serrano, rispettivamente figlia e moglie di Michele Misseri, il contadino tornato da qualche settimana in libertà e sul quale gravita ancora l’accusa di soppressione di cadavere.

Se ad incastrare Cosima, finora pare siano state le testimonianze giunte, in particolare dal fioraio, che aveva raccontato di aver visto la donna costringere la piccola Sarah a salire sulla sua auto con la forza, proprio nel pomeriggio del 26 agosto (testimonianza poi smentita con la giustificazione dello stesso uomo che aveva successivamente ammesso di essersi trattato solo di un sogno e per questo motivo indagato ora per falsa testimonianza ai pm), ad incastrare Sabrina sarebbero invece proprio le sue continue bugie, come scrivono il procuratore aggiunto Pietro Argentino e il pubblico ministero Mariano Buccoliero nel memoriale di 52 pagine presentato al Tribunale del Riesame di Taranto, nel quale si legge: “Le clamorose menzogne e reticenze di Sabrina Misseri non erano casuali ed inutili. Esse erano sapientemente calibrate sugli aspetti decisivi della vicenda che potevano evidenziarne la piena responsabilità nell’omicidio di Sarah Scazzi”.

E.L.

Emanuela Longo Autore

Classe 1984, nata a Lecce. Dopo la mia formazione in Media e Giornalismo all'Università di Firenze, ho acquisito esperienze tra Milano e Palermo per poi fare ritorno in Salento. Nasco sul web come blogger televisiva ma i miei interessi e le mie passioni non escludono tutti i colori della cronaca.

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