Frasi omofobe di Emilio Fede a Nichi Vendola: Paola Concia fa esposto all’ordine dei giornalisti

La parlamentare Paola Concia, ha sollecitato un’azione disciplinare nei confronti di Emilio Fede, rivolgendosi direttamente all’Ordine dei giornalisti. Il motivo di tale azione, giunta dopo le numerose proteste che la Concia ha raccolto sul web e sui social network, affonda le sue radici in alcune frasi contenenti insulti omofobi che il direttore del Tg4, Emilio Fede, avrebbe rivolto al governatore della Puglia, Nichi Vendola.

Tali affermazioni offensive da parte di Fede, erano state pronunciate nel corso della sua ospitata alla trasmissione radiofonica della “Zanzara”, su Radio 24, lo scorso 21 settembre. In tale circostanza, Fede, con voce in falsetto, si era preso gioco di Vendola e del suo orientamento sessuale, asserendo: “Lui con i maschi non ha nulla a che vedere” ed ancora definendo il leader di Sel un “poveraccio”, uno che “Va capito, davanti e di dietro”.

Ma non finisce qui. Le vergognose frasi a chiaro sfondo omofobo proseguono, ed in riferimento alla vicenda giudiziaria che vede il direttore del Tg4 coinvolto con l’accusa di favoreggiamento della prostituzione in merito al caso Ruby, attaccando ancora Vendola aveva asserito: “Speriamo che Vendola mi venga a trovare in cella. Io mi paro il culo, però”.

In seguito, dunque, alle proteste della comunità gay e dopo aver sentito i suoi collaboratori in materie giudiziarie, la Concia ha deciso di rivolgersi direttamente al presidente dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio, Bruno Tucci.

A Repubblica.it, la parlamentare ha commentato: “Con le sue affermazioni, seppure espresse in una trasmissione radiofonica e non nel suo Tg Fede ha violato più di una delle norme stabilite sia dalla ‘Carta dei doveri che del ‘Codice deontologico relativo al trattamento dei dati personali nell’esercizio dell’attività giornalistica’ diffamando così, di fatto, Vendola. E’ infatti tra i doveri del giornalista quello di non discriminare nessuno per la sua razza, religione, sesso, condizioni fisiche o mentali, opinioni politiche. Il riferimento non discriminatorio, ingiurioso o denigratorio a queste caratteristiche della sfera privata delle persone è ammesso solo quando sia di rilevante interesse pubblico”.

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