Melania Rea, anche la sorella di Parolisi chiede l’affido della piccola Vittoria

TopNotizie.it 3 dicembre 2011 1

Entro sette giorni, il Tribunale dei minori di Napoli deciderà sull’affidamento della piccola Vittoria, figlia di Melania Rea, la donna uccisa lo scorso 20 aprile con oltre 30 coltellate nel bosco di Ripe di Civitella, a Teramo, e della cui morte è accusato il marito Salvatore Parolisi, attualmente in carcere come unico indagato per l’omicidio della moglie.

Con grande sorpresa della famiglia Rea, la quale aveva avanzato la richiesta di affidamento della piccola, ieri, nel corso dell’udienza, anche la sorella del caporalmaggiore, Franca Parolisi, ha inoltrato la medesima richiesta, destando stupore tra i presenti.

In particolare, il fratello della vittima, Michele Rea, ha manifestato grande delusione per la scelta. Presente in aula, anche lo stesso Salvatore, che ha ottenuto il permesso dal carcere di Santa Maria Capua Venere dove è stato trasferito, il quale ha asserito in merito: “Voglio avere la mia bambina”.

Dopo il suo arresto avvenuto lo scorso 19 luglio, dunque, per la prima volta, ieri mattina, si è consumato un incontro tra Parolisi, unico indagato per l’omicidio della donna, e la famiglia di Melania, senza tuttavia esserci stato tra i due neppure uno scambio di sguardi. Il legale dei Rea, ha dichiarato: “L’unico interesse dei Rea è quello della tutela della piccola Vittoria e rispetteremo qualunque decisione del tribunale”, mentre nel corso della trasmissione tv “Quarto Grado”, la sorella di Parolisi ha lanciato un ulteriore appello: “Salvatore Parolisi deve poter vedere sua figlia”.

Proprio questa sarebbe la ragione che avrebbe spinto la donna ad inoltrare la richiesta di affido della piccola Vittoria.





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1 Commento »

  1. Antonello Laiso 4 dicembre 2011 at 18:23 - Reply

    Sempre piu spesso nelle separazioni coniugali i figli considerati il frutto dell’ amore e di un unione che sia o non legalizzata da quelle leggi divine o dallo Stato diventano merce di scambio e elementi per vendette di un odio non appagato ma spesso ancora alimentato da quelle stesse separazioni.
    In questi casi coloro che nulla dovrebbero patire per quei conflitti non spenti tra marito e moglie si trovano ad essere sia pur involontariamente quegli attori principali in quelle scene coniugali che anche se non piu’ tali hanno condotto a quegli strascichi che sfociano in situazioni dal difficilmente gestibili al drammatico.
    Tale situazione non e’ diversa per quella fragile figlia gia segnata da quel dramma di una mamma che non ha piu’in quel periodo di vita insostituibile come nessuno ed un padre agli arresti indagato di omicidio come nel caso di Salvatore Parolisi accusato di aver ucciso la moglie Melania Rea.
    Non e’ nostro compito addentrarci in quei particolari per i quali la giustizia e’ l’unico arbitro per accertare la verita’ dei fatti ne’ vogliamo commentare per correttezza anche a quella pietas fino ad una sentenza che in ogni caso potrebbe essere ribaltata nel tempo da un altra sentenza, ma non possiamo esimerci nonostante non giuristi a opinioni con quella semplicita’ dei dati di fatto attuali e concreti.
    La possibilita’ di togliere quella patria potesta’ della figlia a Parolisi dovrebbe fondarsi conseguenzialmente su tali fatti,ovvero reali e concreti che questi abbia compiuto per quer delitto ipotizzato alla presenza della bimba dalle acuse.
    Parolisi sappiamo che non e’ stato ancora giudicato ne condannato nonostante le forti accuse che pendono sulla sua persona,esiste una presunzione di innocenza che fino a condanna non puo’ essere prevaricata da una presunzione di colpevolezza che porti ad una condanna prima di una condanna. l’emotivita’ forte non puo’ prevalere per una raziocinio ad una punizione che potrebbe essere come non lo potrebbe dovuta.
    Ci chiediamo come una giustizia che non si sia ancora espressa possa condurre ad un altra giustizia su dati di fatto che al momento fanno parte di accuse.Togliere la patria potesta’ ad un padre e’ una situazione estrema e dolorosa come lo e’ altrettanto quell’efferato omicidio ma del quale non esiste al momento un colpevole.
    Siamo a conoscenza che quando quella bimba diventera’ ragazza e donna quelle colpe non sue saranno quel tormento di non facile alla conduzione per un esistenza serena.
    Il senso di una colpa non propria scaturente dalla nostra storia personale, con le esperienze di vita fatte fin dall’infanzia sara’ una costante. Il sentimento di colpevolezza nasce dal nostro “giudice interiore” che ci mette di fronte agli insegnamenti che abbiamo ricevuto dai nostri genitori
    Quell’ affidemento conteso e’ riuscito ancora una volta in un caso diverso da quello che puo’ essere una separazione ad essere quell’ elememnto di forte turbamento anche per l’opinione pubblica.
    I figli anche questa volta sono diventati una condicio sine qua quella tristezza e pena sia presente in una famiglia nella quale e’ venuto a mancare quel nucleo come unica fonte di energia per la famiglia stessa

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