Santiago de Compostela: il macchinista era al telefono al momento dell’incidente

Giulia Calchetti 31 luglio 2013 0

treno santiago de compostelaNuove verità sul tragico disastro ferroviario avvenuto alle porte di Santiago de Compostela lo scorso mercoledì. Le scatole nere del treno deragliato il 24 luglio fanno luce su quanto avvenuto nel fatidico momento in cui il mezzo è uscito dai binari all’altezza di una curva. Il macchinista Francisco Josè Garzon Amo, accusato di omicidio colposo e al momento in libertà vigilata, quando si è verificato l’incidente stava parlando al telefono con un collega della compagnia Renfe.

Stava viaggiando ad una velocità di 192 km/h, dove il limite imposto è di 80 km/h. A causa della distrazione telefonica, Garzon ha frenato troppo tardi e non è riuscito ad evitare il tragico e drammatico epilogo.  Quando i vagoni sono usciti fuori dalle rotaie, la velocità era ancora di 152 chilometri orari. Questo è quanto è scaturito dai primi esami delle scatole nere del convoglio arrivati dagli esperti del Tribunale galiziano che le ha analizzate.

Secondo alcuni tecnici, la curva del luogo dell’incidente, è strutturata in modo da garantire la stabilità del treno fino a un 50 per cento oltre il limite, cioè 120 km/h e non di più. Attualmente, sono 66 le persone ancora ricoverate nell’ospedale di Santiago, 15 delle quali in condizioni definite «molto critiche» dai medici.





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